Dieci anni fa nessuno di noi avrebbe immaginato tutto ciò che è scaturito dall’iniziativa di un gruppo di ragazzi di Palermo, siamo onorati di aver condiviso con tanta gente onesta e laboriosa questo importante e fruttuoso percorso.

Sicuramente rispetto al 2004, il fenomeno delle estorsioni non è più diffuso capillarmente, le numerose collaborazioni e le denunce ne sono la prova.

Tuttavia, le ultime indagini dimostrano chiaramente che esistono ancora oggi sacche importanti di commercianti e imprenditori che, ignari di tutto, continuano a essere culturalmente complici del sistema mafioso.

Sono ancora molti gli operatori economici che respingono gli estorsori e non denunciano, come se la scelta di collaborare possa incrinare la condivisione di codici culturali stratificati che fanno parte del contesto in cui sono cresciuti e lavorano. E il paradosso è che l’organizzazione mafiosa ritorna ciclicamente con estorsioni e intimidazioni da chi ha sempre pagato, ma anche da coloro che resistono ma non denunciano.

Rispetto a tale quadro, ci chiediamo quale sia la qualità del tessuto economico e produttivo di questa città, in cui peraltro l’imponente numero di sequestri e confische di centinaia di attività economiche ci dice anche che l’economia di Palermo è parecchio compromessa.

Se dopo 10 anni e tanto lavoro non si è diffuso e affermato il fenomeno delle denunce collettive, fatta eccezione per isolati casi, dobbiamo aprire una seria riflessione. 

Certo, in questi anni è stato fatto tanto, si sono vinte battaglie significative, ma si fa sempre più forte in noi la consapevolezza che c’è ancora molta strada da fare e che dobbiamo – ma in generale che si debba – essere ancora più concreti e incisivi sul territorio.
Siamo altrettanto convinti che il cambiamento non potrà mai realizzarsi se si continuerà a delegare ad altri ciò che è a carico di ciascuno, nessuno escluso.

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