logo_addiopizzoLo scorso 4 marzo l’inserto palermitano di Repubblica ha pubblicato un’intervista a Paolo Greco, titolare del cinema Lubitsch di Palermo, attività compresa nella lista del consumo critico di Addiopizzo. Vari passaggi dell’intervista, dal titolo “La scommessa perduta del Lubitsch a Bonagia”, tiravano in ballo Addiopizzo. Su invito del signor Greco, interveniamo da qui con alcune precisazioni, citando un brano dell’intervista.

Tempo fa mi hai parlato di un “Festival sulle mafie nel mondo”, proposto da Addio Pizzo al cinema Lubitsch. Che fine ha fatto questo progetto? «Il 15 gennaio del 2007, alla prefettura di Palermo, partecipai a un incontro promosso da Addio Pizzo, che si confrontava con i suoi associati e le istituzioni. C’ erano le massime autorità istituzionali, a cominciare dal prefetto, e c’ era, naturalmente, Tano Grasso. Feci un appello disperato: “Non permettete che il cinema Lubitsch chiuda, perché la lotta alla mafia e all’ illegalità passa anche attraverso la forza della cultura”. Bene bravo bis e tanti applausi. Inutile dire come è finita». E Tano Grasso? «Ci siamo incontrati spesso, in seguito, e ogni volta ripeteva che salvare il Lubitsch ” è un atto di civiltà”. Un giorno mi dice che molto presto Addio Pizzo, insieme a Cinecittà Holding e al ministero degli Interni, darà vita al primo “Festival sulle mafie nel mondo”, che a Palermo sarà presentato nel nostro cinema. Addirittura va a illustrare il progetto al festival di Venezia, insieme al presidente di Cinecittà. “Manca solo la firma del sottosegretario, Paolo”, mi dice in uno degli ultimi incontri. Continuo?» Non dirmelo… Pure Tano Grasso e Addio Pizzo spariti. «Spariti. E se non l’ avessi cercato io, qualche tempo dopo, mai avrei saputo che non se ne faceva più niente perché era caduto, nel frattempo, il governo Prodi. Nemmeno una telefonata per informarmi, fosse pure dal centralinista di Addio Pizzo».

Addiopizzo era effettivamente coinvolto nel progetto del Festival sulle mafie, per l’esatezza in qualità di consulente e soprattutto per veicolare attenzione sull’iniziativa che sembrò a lungo un’opportunità di rilancio per il Lubitsch, poi naufragata malamente appena mancato l’appoggio politico. Il signor Greco sembra però non ricordare che non solo ci siamo preoccupati di informarlo telefonicamente, ma anche successivamente di incontrarlo per capire come avremmo potuto collaborare per aiutare il cinema Lubitsch.

Fu in uno dei successivi incontri che Addiopizzo accettò di dare una mano a organizzare una rassegna di cinema per le scuole inserendo una sezione che riguardasse la legalità e coinvolgendo le scuole della nostra rete di scuole. Allo scopo, Greco propose anche di assumere per questo impegno un componente del comitato che se ne occupasse, e di impegnarsi anche a retribuirlo. Durante il periodo di lavoro il nostro associato si occupò anche di promuovere l’attività del cinema, andando oltre il semplice lavoro richiesto, senza avanzare particolari pretese pur di non far mancare un supporto al cinema. Questo non era necessario ricordarlo, ma non si accorda tanto con «spariti».

Come stona anche ricordare che Addiopizzo si è occupato, nel novembre 2008, di coorganizzare la giornata della legalità nell’ambito del Festival promosso dal Lubitsch “Tutta Porto”, fornendo materiale video, promozione tramite newsletter, procacciando testimonial e partner tecnici intervenuti in conferenza stampa e al dibattito della giornata, e organizzando un tour di turismo responsabile antimafia, comprensivo del Lubitsch, per la mattina.

Il già citato volontario ha stilato inoltre un progetto di finanziamento per la rassegna dell’anno 2009 nell’ambito del “progetto Addiopizzo scuola” che verrà presentato al MPI. Il progetto è stato approvato in toto, il signor Greco ne è stato informato sia in fase di ideazione che nel momento dell’approvazione del finanziamento; ci auguriamo come lui che il progetto vada in porto, ma ci domandiamo se voglia ancora tenere da conto il nostro supporto.

Sono tutti piccoli gesti che un comitato di volontari può fare per dare una mano sostenere, partecipare, alcuni efficaci, altri deboli, in una città «cialtrona» che, per cambiare un po’, avrà bisogno del lavoro silenzioso di molte piccole persone.

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