copia_di_ph_pecoraro_0I cittadini siciliani chiedono a gran voce ai partiti candidature oneste e credibili e la politica, se vuole fare il vero salto di qualità, deve avere il coraggio di compiere questa scelta anche a costo di rinunciare ad alcuni bacini di consenso.

Il Comitato Addiopizzo, che opera giornalmente sul territorio unendo consumatori e commercianti, invitando questi a denunciare il racket del pizzo con convinzione, trova difficoltà a coinvolgere gli operatori economici se, dalle istituzioni politico-rappresentative, non giungono modelli di comportamento esemplari e fatti concreti.
Alla vigilia di un fondamentale momento della vita democratica del nostro paese, in cui saremo chiamati a eleggere i nostri rappresentanti, il Comitato Addiopizzo ribadisce alla classe politica tutta il proprio accorato appello a una chiara e netta assunzione di responsabilità.
La lotta al racket e al sistema mafioso prescinde da ogni logica di appartenenza partitica, e anche stavolta rimarremo fuori dall’agone politico. Ma saremo vigili sulla politica e sulle scelta delle candidature. La mobilitazione dal basso è certamente fondamentale ma insufficiente se accanto non ha una diretta presa di responsabilità dei pubblici poteri. In Sicilia, dove il sistema di potere mafioso viene diffuso anche attraverso le clientele, la trasparenza nelle candidature deve essere la pregiudiziale di tutti i partiti, che all’unisono hanno applaudito a iniziative come quelle di Confindustria, senza poi seguirne l’esempio. Riteniamo che non debba essere necessaria una sentenza di condanna o di assoluzione perché un partito decida se candidare o meno certi soggetti chiaramente discutibili.
Le persone che si candidano a rappresentarci e che decidono quindi di curare il bene comune devono essere “dotate di vera capacità professionale e amministrativa, di specchiata rettitudine morale e buona fama sociale – come ci ricordava alcuni giorni fa l’arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo – fornite di vera e sincera volontà di svolgere un autentico servizio ai cittadini, visti non come clienti da favorire per interesse o arbitrio, ma come titolari di uno specifico diritto”. E sono già passati 17 anni da quando Libero Grassi parlava di “qualità del consenso e della sua formazione”. Diceva: “A una cattiva raccolta di voti corrispondono una cattiva democrazia e delle cattive leggi” e proprio in un sistema come questo il potere mafioso attecchisce e mette radici.
La responsabilità non è unicamente della classe dirigente e dei politici ma di tutta la società di cui anch’essi fanno parte. Un intero popolo che non si interessa di chi manda a gestire la cosa pubblica, nell’interesse di tutti, è un popolo che, per bisogno, rinuncia alla sua dignità. Se questo principio non sarà impresso nella testa  e nel cuore di tutti i siciliani non ci liberemo mai dal sistema clientelare-mafioso che attanaglia la nostra terra. Ancor più in un momento in cui sembra di essere a un cruciale giro di boa nella lotta alla mafia. Allora chiediamo ai partiti politici che spieghino alla gente i criteri sulla base dei quali sono giunti alla scelte delle singole candidature. E perché si possa realizzare tutto questo è essenziale il ruolo del mondo dell’informazione, che può e deve alzare ancor di più l’attenzione, senza lesinare denunce sociali rispetto a fatti e personaggi che non sono  degni di rappresentare la nostra terra.

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