PROGETTO PON SICUREZZA: “COSTITUZIONE DI UNA RETE PER IL CONSUMO CRITICO ANTIRACKET – DIFFUSIONE E CONSOLIDAMENTO DI UN CIRCUITO DI ECONOMIA FONDATO SULLA LEGALITÀ E LO SVILUPPO”

1. Premessa

La Sicilia vive un momento storico senza precedenti nella lotta al fenomeno del racket delle estorsioni: in questi anni forze dell’ordine e magistratura hanno disarticolato l’organizzazione mafiosa attraverso continue operazioni antimafia.
Nel campo del racket delle estorsioni, in particolare, i successi raggiunti in città come Palermo e Gela sono straordinari: centinaia di estorsori sono stati arrestati e, per la prima volta, diverse indagini hanno trovato un importante supporto nelle denunce e collaborazioni degli operatori economici.

Questo fondamentale elemento di novità e rinascita delle coscienze è stato possibile anche grazie ad una rinnovata sensibilità del contesto sociale, generatosi anche da iniziative e attività innovative svolte sul territorio.
La crescita di Addiopizzo e lo sviluppo nei territori, in particolare, di Palermo e Gela dell’associazionismo antiracket, che hanno supportato decine e decine di commercianti, sono gli elementi che hanno portato a compiere un salto di qualità nella lotta alla mafia, e segnatamente alle estorsioni.

Prima però di entrare nel merito di ciò che è stato realizzato nell’ambito del progetto sopra citato e del percorso nel quale

si colloca l’attività dell’associazione, è necessario partire dal contesto storico in cui si origina l’esperienza del movimento.
Addiopizzo nasce da una mobilitazione dal basso di semplici e comuni cittadini, che hanno fatto della lotta al racket delle estorsioni e al sistema di potere mafioso la propria ragion d’essere.
Tutto ha avuto origine il 29 giugno 2004, quando su centinaia di adesivi listati a lutto che tappezzavano la città di Palermo, il centro storico si risveglia con un messaggio: «Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità».

Con quel messaggio non è stato fatto altro che affermare tra le strade della città una verità che tutti sapevano e che fino a quel momento rappresentava un tabù, fino ad allora minimamente intaccato.Al tempo si sosteneva infatti che l’80% degli operatori economici pagasse il pizzo, ma nessuno riconosceva la gravità di tale fenomeno, le denunce si contavano sulle dita di una mano, ma soprattutto nessuno fino a quel momento, a parte forze dell’ordine e magistrati, aveva fatto nulla per cambiare tale stato di cose. In questo contesto si genera nel 2004 l’esperienza di Addiopizzo, la cui nascita si inserisce in vuoto storico, sociale e culturale.
 

2. Cos’è cambiato

Oggi Addiopizzo raccoglie 1000 operatori economici che si oppongono al fenomeno delle estorsioni e con lo strumento del consumo critico contende pezzi di territorio e di economia alla criminalità organizzata. Con la campagna antiracket “Pago chi non paga” si sono poste in essere strategie e attività per sensibilizzare il contesto sociale a stare al fianco di coloro che hanno trovato la forza e il coraggio di denunciare e a essere protagonista di un cambiamento culturale.

In questi ultimi anni, diversi collaboratori di giustizia (vd cap. 4. Consumocritico antiracket – Pago chi non paga) che hanno fatto parte di importanti famiglie mafiose palermitane come quelle di Villagrazia-Santa Maria di Gesù, Resuttana, Porta Nuova, riferendosi alla rete di consumo critico antiracket, hanno avuto modo di rappresentare all’autorità giudiziaria che se l’imprenditore e il commerciante aderiresce ad Addiopizzo, Cosa nostra non manda i suoi sodali a richiedere le estorsioni. L’adesione al circuito diventa quindi una sorta di deterrente e di denuncia preventiva con cui si tiene lontana l’organizzazione mafiosa.

Per questi fatti, dati e considerazioni riteniamo che oggi in diverse aree di Palermo il fenomeno delle estorsioni, seppure non sia stato debellato, risulti ridimensionato.

Va detto però che in aree periferiche e ad alto tasso di degrado socio-economico, le dimensioni della pratica estorsiva rimangono diffuse, anche se non come in passato, dato che anche in tali contesti si registrano collaborazioni di imprenditori e commercianti che in un altro momento storico non avrebbero compiuto tale scelta.

Lo scenario finora descritto si è creato grazie al concatenamento di tre fattori molto importanti.
Uno di questi è rappresentato dalla morsa asfissiante dell’azione repressiva. Le inchieste, gli arresti, i processi e le condanne hanno disarticolato Cosa nostra, che si ritrova costretta in molte aree della città a ricorrere a «manovalanza» tutt’altro che qualificata, anche se in alcune zone forse più spregiudicata. Profili di mafiosi non molto affidabili, dal passato di rapinatori, spacciatori, tossicodipendenti che in un tempo non molto lontano e proprio per tale pedigree mafioso non avrebbero mai potuto far parte di Cosa nostra.

L’altro fattore che ha contribuito al ridimensionamento del fenomeno è il mutamento di percezione sociale, su cui ha giocato un ruolo fondamentale l’azione di sensibilizzazione e proselitismo del movimento. Un lavoro per il quale oramai da qualche anno il pizzo e chi lo paga costituiscono un disvalore sociale.

In passato le vittime venivano comprese e giustificate in ragione di uno stato di necessità che non prospettava altre strade se non quella di vivere taglieggiati. Il contesto nel quale infatti maturavano sporadiche collaborazioni era di solitudine e isolamento.
Fino a qualche anno fa, infatti, a Palermo le denunce contro le estorsioni risultavano poche, e chi provava a uscire dal

vorticoso tunnel del racket si ritrovava spesso, socialmente ed economicamente, marginalizzato.

Oggi si sono create le condizioni per cui si possa maturare la forza e il coraggio di denunciare senza ritrovarsi soli e isolati, in sicurezza e con dei limitati rischi sulla propria incolumità e sull’attività economica che si esercita.

In tale quadro va detto che la crisi economica sta giocando un ruolo molto importante, perché favorisce l’emersione di fenomeni di resistenza alle estorsioni da parte di molti commercianti e imprenditori, che non sono più nelle condizioni di farsi carico di tali balzelli.

Tuttavia, va rilevato che in questo rinnovato scenario la cultura della denuncia e il senso civico, seppure il fenomeno estorsivo sia stato ridimensionato, continuano a essere relegati a una dimensione di avanguardia, non è cioè nelle prassi comportamentale dei più.  

Non ci siamo mai illusi che dall’oggi al domani si potessero creare carovane di commercianti e imprenditori pronti a denunciare, riteniamo però che una delle principali ragioni per le quali ancora oggi il fenomeno sia ancora diffuso sia legata al rapporto di contiguità culturale (non necessariamente di natura illecita) e di scambio di benefici tra molti operatori economici e l’organizzazione mafiosa.

Un rapporto per il quale chi paga il pizzo si rivolge senza indugi al suo stesso estorsore per la risoluzione di tutta una serie di problemi e controversie legate all’esercizio della propria attività economica. Una degenerazione culturale ed economica del fenomeno che altera e distorce le regole della concorrenza e del libero mercato, in danno di chi vuole operare nel rispetto delle regole.

Tale degenerazione è grave perché denota un livello di connivenza forte tra parte del mondo del commercio e l’organizzazione mafiosa. Un fenomeno degenerativo che limita la crescita delle denunce e rispetto al quale sarebbe opportuno intervenire con delle misure amministrative, non penali, che riprendano lo spirito delle norme sul cosiddetto «obbligo di denuncia» varate con il pacchetto sicurezza 2008-2009, e che rendano quindi sconveniente tale fenomeno di acquiescenza.

Al di la di ciò, è in generale assolutamente indispensabile proseguire l’opera di estensione della rete antiracket, in forza del principio secondo cui più sono i commercianti che si oppongono e che non pagano, più i cittadini che li supportano e li sostengono, minori saranno i rischi di ritorsioni.

È fondamentale per aumentare la sicurezza dei denuncianti, e di conseguenza di tutto il contesto socio-economico del territorio, creare le condizioni in cui non si possano individuare dei simboli o eroi da colpire. La sicurezza di ciascuno passa attraverso la partecipazione e l’attivismo dei molti.


3. Progetto, strategie e risultati

Il modello di intervento è partito dal presupposto che per contrastare il sistema di controllo mafioso non sono sufficienti correttivi o interventi parziali (solo ad es. da parte del sistema giudiziario), ma è necessario disegnare dal basso un nuovo modello che ritorni a vedere protagonisti i cittadini.
Il punto da cui si è partito è rappresentato da un piccolo circuito di economia improntato ai valori della legalità, della libertà e della responsabilità sociale dell’impresa.

In particolare, la campagna di consumo critico antiracket portata avanti da Addiopizzo ha raccolto centinaia di attività economiche che si oppongono pubblicamente al racket delle estorsioni mafiose e migliaia di cittadini che hanno sottoscritto un documento con il quale si impegnano a sostenerli con i propri acquisti. I cittadini/consumatori sostengono chi si oppone sapendo, quindi, che i soldi spesi presso queste attività non finiranno mai, sotto forma di pizzo, nelle casse di Cosa nostra.
Con tale campagna, quindi,
si migliora il sistema di protezione delle vittime del racket delle estorsioni e si stimola perciò la propensione alla denuncia.

Coerentemente con tale modello di intervento si è realizzato un sistema di azioni integrate tra loro, in modo da estendere la rete di “consumo critico antiracket” quale importante strumento volto a incentivare le denunce e a creare un movimento collettivo di opposizione al fenomeno del pizzo. Una strategia per promuovere il principio della convenienza sociale e responsabilizzazione diretta degli imprenditori e della società civile e per porre le basi per l’avvio di un percorso di legalità che in divenire possa costituire per gli operatori economici stessi un modello di “convenienza economica” focalizzato su comportamenti virtuosi.

In sintesi il quadro delle azioni realizzate all’interno del progetto di “Consumo Critico Antiracket” ha previsto dalle attività sul territorio protese verso l’informazione e la sensibilizzazione inerenti la lotta al racket e il consumo critico antiracket, all’estensione e al consolidamento del circuito “Pago chi non paga” (vd cap.6 percorsi, attività 2012 – 2013 – 2014 – 2015).

Per ciò che attiene la prima macro-azione va sottolineato come, nel suddetto progetto, non si è trattato di mere e semplici attività di sensibilizzazione e informazione di supporto alle iniziative proposte, ma “l’anima” del progetto stesso, dato che sono servite a promuovere e stimolare il Consumo critico antiracket.

Tale lavoro di informazione e animazione territoriale ha visto l’ideazione, la progettazione e la redazione dell’immagine integrata della campagna, la produzione e la stampa di materiale informativo per l’intera durata del progetto, l’affissione di cartelloni informativi, la diffusione di molte comunicazioni diramate presso gli organi di informazione e, soprattutto, l’organizzazione e la promozione di iniziative sul territorio per sensibilizzare cittadini e operatori economici sui temi del racket delle estorsioni, della denuncia e del consumo critico antiracket.

 Rispetto invece alla macro-azione relativa all’estensione e al consolidamento della rete di Addiopizzo, oltre al lavoro di informazione e sensibilizzazione sul territorio e di “porta a porta” con gli operatori economici, si sono sperimentati nuovi strumenti di fidelizzazione, quali la c.d. Addiopizzocard.

Il percorso e il lavoro svolti hanno senza dubbio fatto maturare nuove e più forti motivazioni nel processo di affrancamento dal fenomeno estorsivo da parte di molti commercianti ed imprenditori, che grazie all’ausilio di Addiopizzo hanno trovato la forza e il coraggio di ribellarsi alle organizzazioni criminali.

Ulteriori attività sviluppate sulle orme di quanto fatto a Palermo, sono state realizzate nel territorio gelese. In questa area il consumo critico è stato avviato con il coinvolgimento dei commercianti e degli imprenditori che hanno denunciato grazie al supporto dell’associazione antiracket “Gaetano Giordano”.

Più in generale, gli obiettivi raggiunti vanno dalla sensibilizzazione alla costruzione di consapevolezze individuali e collettive che hanno stimolato la fiducia di molti commercianti vessati dal fenomeno del pizzo.

L’azione progettuale è stata finalizzata a rompere, in termini complessivi, il fronte dell’isolamento e della solitudine di coloro che si rifiutano o che denunciano le estorsioni. Si è infatti agito sul fronte della solidarietà sociale e mediatica per rompere l’isolamento e la paura dei commercianti.

Nello specifico, sono stati conseguiti due tipologie di risultati. Da una parte quelli che misurano l’impatto dell’azione di Addiopizzo in continuità e ad integrazione con l’insieme di attività che l’associazione ha realizzato e, dall’altra, i cosiddetti risultati diretti, conseguenza delle attività previste dal progetto.

I risultati che misurano l’impatto delle azioni, sono quelli sopra descritti e hanno determinato un rinnovamento, seppur non ancora complessivo, del contesto sociale nel quale si è operato.

I risultati tangibili in via diretta e conseguenti alla realizzazione delle attività del progetto sono stati ricondotti alle due aree territoriali di riferimento del progetto:
Palermo, provincia e Gela

Oltre 1000 operatori economici aderenti alla campagna “Contro il pizzo cambia i consumi”, migliaia di cittadini-consumatori coinvolti nella rete di consumo critico e nell’esperimento sulla Card per l’intervento di riqualificazione. Circa 200 operatori economici della rete attraverso la stipula di convenzioni con Addiopizzo per la realizzazione di AddiopizzoCard per l’investimento collettivo. L’aumento delle denuncie e delle collaborazioni degli imprenditori e dei commercianti.

Nascita del consumo critico antiracket con un elenco di più di 100 operatori economici supportati dall’associazione antiracket “G. Giordano” in partnership con Addiopizzo.

4. Consumo critico antiracket – Pago chi non paga

Nell’ambito della strategia di Consumo critico antiracket, ideata e realizzata da Addiopizzo del 2005, il numero di operatori economici aderenti alla rete “Pago chi non paga” è cresciuto, fino a toccare quota 1000 e quello dei consumatori che sostengono la campagna è arrivato a oltre 12.700.

In particolare negli anni 2013, 2014 e 2015 l’elenco degli esercizi commerciali e delle imprese promosso attraverso la Campagna di consumo critico antiracket “Pago chi non paga” fondata da Addiopizzo, ha registrato un importante incremento di adesioni che ammonta complessivamente a 113 attività economiche per il 2013, 129 per il 2014 e a 157 per il 2015.

La crescita del numero di operatori economici aderenti alla rete rappresenta un fatto molto importante, perché contribuisce a rafforzare le condizioni di sicurezza di chi ha denunciato e a evitare da parte dei medesimi stati di isolamento e di intimidazioni socio-ambientali.

Di questi operatori economici c’è chi ha denunciato le estorsioni e si è avvalso del supporto e del sostegno dell’associazione, la maggior parte invece ha aderito alla rete ancor prima di inaugurare la nuova attività economica e pur non avendo avuto alcun problema di matrice intimidatorio ed estorsivo.
Si tratta di imprenditori, commercianti e artigiani che, pur non essendo mai stati direttamente interessati da fenomeni estorsivi, sono entrati a far parte della rete di consumo critico, compiendo in questo modo una scelta in chiave preventiva.

Come emerge infatti da tempo e da molte indagini antimafia, oltre che da diverse dichiarazioni di collaboratori di giustizia, i titolari di attività economiche che aderiscono alla rete di Addiopizzo e ne manifestano tale scelta dandone dominio pubblico, di rado vengono presi di mira da Cosa nostra, anzi vengono evitati dalla medesima organizzazione mafiosa.

La criminalità organizzata infatti non indirizza i suoi sodali presso gli esercenti e gli imprenditori che fanno parte del circuito antiracket di Palermo proprio per scongiurare il pericolo delle denunce e degli arresti.

A tal proposito è importante sottolineare come sono oramai molti gli operatori economici che decidono, in chiave preventiva, di entrare a far parte di Addiopizzo e affermare quindi la propria indisponibilità a cedere a qualsiasi forma di 

estorsione o intimidazione e la volontà di denunciare qualora fossero interessati da tali problemi.

Per comprendere meglio lo straordinario effetto deterrente che ha assunto l’adesione alla rete di Addiopizzo, si riportano di seguito stralci di conversazioni intercettate tra due soggetti accusati di decine di episodi estorsivi, che sono stati tratti in arresto pochi mesi fa (procedimento RGNR 10350/12 denominato Apocalisse), e dichiarazioni resa da alcuni collaboratori di giustizia.

Onofrio Terracchio che parla con un altro esponente mafioso:

“Sì, perché non ce n’è più… E poi si sono buttati tutti là, all’associazione Addiopizzo… Quasi tutti… Se si capita il libricino della pubblicità che fanno loro, li vedi tutti scritti”.

Giuseppe Di Maio, collaboratore di giustizia della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù:

“Se un commerciante aderisce ad Addiopizzo non ci andiamo, non gli chiediamo niente. Sono più le camurrie che i soldi che si incassano e dunque il gioco non vale la candela. Dopo tutti questi arresti temiamo di finire in carcere”.

Monica Vitale, collaboratore di giustizia della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio:

“Al Borgo Vecchio pagano tutti, tranne quelli che hanno l’Addiopizzo… Non ci andavamo proprio saremmo stati stupidi”.

Il contenuto del colloquio e le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia sono la conferma plastica di quanto risulti strategica l’azione di prevenzione posta in essere attraverso lo strumento del consumo critico concepito da Addiopizzo.

5. AddiopizzoCard e investimento collettivo

Nel corso del 2014 e nel 2015, parte degli sforzi profusi dell’Associazione si sono indirizzati anche verso la realizzazione e l’implementazione del sistema AddiopizzoCard per l’investimento collettivo.

Prima di entrare nel merito del lavoro svolto, è bene ricordare il senso di tale campagna, che rimane da un lato quello di fidelizzare, attraverso lo strumento della Card, ulteriori cittadini-consumatori attorno agli operatori economici che non si piegano al racket delle estorsioni, e dall’altro, con la formula del cosiddetto “sconto etico” e delle donazioni, produrre delle economie virtuose da restituire al territorio sotto forma di interventi di riqualificazione.

Un modo per creare sicurezza sociale, opportunità di fidelizzazione tra cittadini e imprenditori e commercianti che non sono acquiescenti a Cosa nostra. Si tratta di una possibilità anche per sottrarre al degrado e all’incuria territori che per tanto tempo sono stati abbandonati al loro destino e hanno perciò costituito terreno fertile dove ha prosperato l’illegalità diffusa e l’organizzazione mafiosa. Tale attività ha visto la costituzione di un fondo vincolato a un investimento collettivo, finalizzato alla tutela, promozione e virtuoso utilizzo di un bene comune della Città di Palermo.

 Il fondo sopra citato si è alimentato, oltre che da eventuali donazioni e atti di liberalità pubblici e privati, dai consumatori che possiedono l’AddiopizzoCard i quali, al tempo stesso, hanno deciso a quale progetto di riqualificazione della città di Palermo il fondo vada destinato.

In questa prospettiva Addiopizzo, con la collaborazione di un numero consistente di associazioni, comitati e singoli cittadini, ha individuato due diverse aree della Città per la realizzazione dell’investimento collettivo: Piazza Magione e la Favorita. In entrambi i casi si tratta di intervenire per restituire ai cittadini zone urbane degradate e sottoutilizzate, aree dove spesso regna l’illegalità e il valore del bene pubblico si è perso. La logica è uguale e contraria a quella di Cosa nostra. Così come la criminalità organizzata dispone infatti della cosiddetta cassa comune, dove raccoglie i proventi delle estorsioni e di altre attività illecite, per sostenere il cosiddetto welfare criminale, allo stesso modo attraverso la rete di Addiopizzo, con gli acquisti compiuti con la Card e con le libere donazioni, abbiamo creato delle economie virtuose che si restituiscono al territorio perché possa essere migliorato e sottratto al controllo del sistema di potere mafioso.

5a. Gli interventi di riqualificazione

  Intervenire su piazza Magione, in particolare, significa per Addiopizzo contribuire al recupero di uno spazio di grande valore simbolico per tutta la città. Non a caso le prime Fiere del Consumo Critico si sono svolte proprio nel quartiere dove sono nati Falcone e Borsellino. Tuttavia, nel corso dell’ultimo decennio Piazza Magione è stata progressivamente abbandonata all’incuria.

In particolare l’intervento proposto da Addiopizzo, anche sulla base del lavoro svolto dalle associazioni del territorio insieme alla Scuola Ferrara, il cui edificio principale si affaccia proprio sulla Piazza, mira alla realizzazione di una area gioco e socialità libera, concepita come prolungamento della Scuola e prosecuzione del suo naturale dialogo col quartiere e col territorio attraverso spazi e attrezzature disegnati a partire dalle idee e dagli spunti offerti dai bambini.

Si tratta dunque di rendere fruibile una porzione della piazza attrezzandola con iniziative di rilevante valore educativo e pedagogico.

Con riferimento invece al parco della Favorita così com’è ridotto oggi, è un esempio lampante di quello che Danilo Dolci chiamava “spreco”: si distruggono le risorse, anche quelle più preziose, ipotecando il futuro e condannandosi al sottosviluppo il progetto di riqualificazione, elaborata nel corso dei laboratori di progettazione partecipata promossi da Addiopizzo, prevede di intervenire per recuperare la Pepiniera, un’area di rilevante interesse anche storico, attualmente in stato di abbandono. La Pepiniera ospitava, grazie al suo sistema di canalizzazioni in parte ancora visibili, l’antico vivaio della Favorita. Delle quattro strutture di forma ellittica, ubicate fra la Palazzina Cinese e Villa Niscemi, solo una è oggi parzialmente identificabile essendo ancora visibili 

le antiche canalizzazioni che ne definivano la struttura.

L’investimento collettivo, in questa direzione, mira al ripristino dell’antica funzione della Pepiniera che tornerebbe a essere coltivata e sfruttata come centro di educazione ambientale a disposizione dell’università, della scuola e delle associazioni.

I cittadini che hanno usato Addiopizzocard per gli acquisti preso gli esercizi commerciali e le imprese che fanno parte del circuito sopra citato, contribuiscono con una percentuale della transazione ad alimentare il fondo per l’investimento collettivo. Un modo per allargare l’azione di sensibilizzazione, prevenzione e contrasto all’organizzazione mafiosa e al suo sistema di potere, dagli operatori economici, ai cittadini e al territorio.

La nuova campagna è stata lanciata il 17 ottobre 2014, in occasione di una conferenza stampa cui hanno preso cittadini, operatori economici, associazioni e istituzioni. La campagna su “Addiopizzocard per l’investimento collettivo” svolta nel periodo appena descritto ha portato alla raccolta di quasi € 25.000, frutto delle donazioni e delle “sconto etico” riconosciuto dagli operatori economici convenzionati al progetto. A tale cifra vanno sommati circa € 12.000 stanziati dall’Università degli Studi di Palermo nell’ambito della collaborazione sopra descritta. Conclusa al 30 settembre 2015 la raccolta fondi e la votazione sul luogo dove è prevista la realizzazione dell’investimento collettivo, da parte dei cittadini-consumatori che hanno usato Addiopizzocard, si procederà alla realizzazione dell’intervento di riqualificazione su piazza Magione, prescelta rispetto al parco della Favorita dalla maggioranza dei palermitani.

PERCORSI, ATTIVITÀ E SPESE
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Gruppo di lavoro

n.1 Coordinatore del progetto
Le azioni e le attività prestabilite sono state coordinate e gestite da un responsabile che ha sovrainteso il lavoro degli operatori e al quale è spettato il coordinamento operativo delle attività di progetto, il presidio continuo degli aspetti di natura organizzativa, logistica e gestionale.

Daniele Marannano

n.1 Segretario
Il segretario ha avuto il compito di coadiuvare il coordinatore nelle sue azioni, creando all’uopo una segreteria organizzativa servita da raccordo con le attività dei diversi operatori.
Giuseppe Enrico Di Trapani

n.1 Operatore in programmazione e gestione progetti complessi a valere sui Fondi Strutturali e Sviluppo Territoriale. Si tratta di una figura di elevata esperienza, funzionale alla governance tecnica del progetto, di supporto all’equipe.
Dario Pettinato

n.1 Operatore in comunicazione visiva e progettazione grafica
La massiccia campagna di informazione che è stata realizzata sul territorio si è avvalsa per tutto il corso del progetto di un esperto della comunicazione che si è occupato di ideare ed elaborare le forme e i contenuti (grazie al feedback con l’associazione) delle diverse azioni di comunicazione.
Fausto Gristina

n.2 Operatori del consumo critico antiracket con particolare riferimento ai rapporti con i commercianti
Considerato il fatto che gran parte delle energie sono state rivolte al consolidamento del consumo critico antiracket, sono state individuate due figure che si sono occupate di gestire i rapporti con gli operatori economici pizzo-free.
Francesca Calabrese – Chloé Tucciarelli/Sabrina Sagace

n. 1 Operatore di organizzazione eventi
Si tratta di una figura con competenze ed esperienza nell’ideazione, progettazione e realizzazione di eventi. Tale figura ha avuto la funzione di presidiare, assieme al coordinatore e all’esperto delle strategie comunicative, le attività necessarie per la gestione degli eventi previsti.
Alessandra Perrone

n.2 Operatori del consumo critico antiracket con particolare riferimento ai rapporti con i cittadini-consumatori
Considerato il fatto che gran parte delle energie saranno rivolte al consolidamento del consumo critico antiracket, sono state individuate due figure che si sono occupate di gestire i rapporti con i cittadini-consumatori critici, al fine di avviare proficue attività di fidelizzazione degli stessi verso i commercianti pizzo-free.
Laura Nocilla – Maurizio Guzzardo

n.1 Operatore in Web Master
Considerata la complessità e la dinamicità del sito web, è stata necessaria la presenza di un operatore che si occupasse del mantenimento e aggiornamento del relativo spazio virtuale, realizzando anche un lavoro di costante interazione tra il medesimo sito e i social network.
Giuseppe Pecoraro

n.1 Operatore in Strategie Comunicative
L’operatore in comunicazione ha avuto il compito di gestire l’immagine complessiva delle attività previste dal progetto, contribuendo altresì alla pianificazione delle strategie comunicative (intervista, circolari, comunicati stampa, etc.) più adeguate per dar forza e vigore alle iniziative de quo, in riferimento al messaggio trasmesso e al pubblico al quale diretto.
Dario Riccobono

n.1 Operatore legale/antiracket
L’operatore legale/antiracket avrà il compito di supportare l’attività prevista dal progetto di informazione e sensibilizzazione con particolare riferimento alla materia relativa alla denuncia del reato di estorsione mafioso e al supporto giuridico per il circuito della c.d. pizzo free card al fine di predisporre le convenzioni per i commercianti antiracket. Dall’01/02/2014 al 30/09/2015, importo del contratto 20 mila euro lordi.
Valerio D’Antoni

n.1 Operatore in progettazione partecipata
L’operatore si occuperà di sviluppare la progettazione partecipata legata alla realizzazione dell’investimento collettivo , di progettare e gestire focus group e lavoro per la definizione dei progetti e il mantenimento ed animazione della rete di associazioni a sostegno dell’investimento collettivo. Dall’01/08/2014 al 30/09/2015, importo del contratto 13.000 mila euro lordi.
Simone Lucido

Ciascun incaricato ha percepito nel corso del triennio progettuale (settembre 2012 – settembre 2015) 16.000 euro lordi annui, ad eccezione dell’operatore in gestione, controllo e rendicontazione che ha percepito per analogo periodo 18.500 euro lordi annui e del coordinatore che invece, per il medesimo periodo, ha ricevuto 21.800 euro lordi annui.
La cifra spesa per le attività del personale nell’ambito del progetto descritto e nel triennio sopra citato è di € 585.900.
Per il pagamento degli operatori sono state prodotte, con cadenza trimestrale, apposite relazioni personali, time-sheet ed elaborati inerenti il lavoro svolto, sottoposti a diversi livelli di controllo che se esitati favorevolmente, hanno dato luogo al pagamento.
Tutto il personale utilizzato nella realizzazione del progetto è stato impegnato nelle attività progettuali ed è stato selezionato sulla base delle esperienze effettuate e delle conoscenze specifiche acquisite nel settore del consumo critico “Pago chi non paga” e della lotta al racket e all’usura.
Si è trattato di un progetto a carattere di sistema, perché presenta tratti di assoluta novità in ragione dei quali è considerato “progetto pilota“. Come è ben noto infatti, il “consumo critico antiracket” nasce a Palermo su iniziativa di Addiopizzo e ha avuto una prima embrionale diffusione nel territorio gelese.

L’azione, quindi, per il suo carattere di assoluta novità, non poteva quindi che essere realizzata per la prima volta nel territorio in cui è nato e si è già consolidato il circuito Addiopizzo.
Il progetto si è riferisce all’ASSE II del PON Sicurezza ed è relativo all’Obiettivo Operativo 2.4 “Contrastare il racket delle estorsioni e dell’usura”.

 

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