Promozione culturale, riqualificazione urbana e rilancio economico è la sintesi del percorso promosso da Sos Ballarò. Un bel movimento animato da cittadini, associazioni, commercianti, comunità religiose che in questi mesi si è confrontato anche con il comune di Palermo e che si è impegnato in maniera concreta e creativa sul quartiere di Ballarò.

Piazzetta Mediterraneo

Da qualche tempo, finalmente, i riflettori si sono accesi su Ballarò: uno dei lembi di Repubblica dimenticati, in cui la mancanza, negli anni, di interventi strutturali da parte di chi ha governato ha favorito lo sviluppo di condizioni di illegalità diffusa e capillare. Un quartiere consegnato ormai da anni a regole proprie: un quartiere-Stato, la cui sopravvivenza è stata assicurata da un sistema economico malato.

Tuttavia, ad attirare l’attenzione non è stata l’emergenza sociale, quotidiana e invisibile in cui lo stesso, ormai da anni, versa. I riflettori si sono accesi a seguito di un evento eclatante, l’incendio di un pub sequestrato, a cui le forze dell’ordine hanno risposto per riaffermare la propria signoria su quel territorio, sfidata sfacciatamente, quasi a rimarcare la legge non scritta del quartiere e in cui si mostra, laddove non ostilità aperta, quantomeno diffidenza nei confronti dello Stato.

In questo contesto il pub “Cu mancia fa muddichi” fino a prima del sequestro si reggeva magnificamente in piedi perché, oltre a operare in barba alle più elementari regole, era pure luogo di commercio di sostanze stupefacenti.

Alla luce di questo, ci sembra molto difficile che possano esserci le condizioni economiche e ambientali per riaprire il pub sequestrato. Il pericolo è quello di creare, anche senza volerlo, falsi simboli destinati a crollare proprio per il contesto dove vanno a collocarsi. E nemmeno ci si può illudere che militarizzando la piazza l’attività economica sequestrata possa sopravvivere.

Siamo convinti, infatti, che in un Paese civile la mano dello Stato deve alzarsi sì con autorità ma anche con autorevolezza, restituendo dignità alle persone oneste che vivono nel quartiere. Reprimendo quindi le suddette condizioni di illegalità, ma necessariamente accompagnando il tutto con un progetto strutturale per il quartiere, che provveda alla risoluzione di quei problemi di emergenza sociale che hanno contribuito ad alimentare questo degrado.

Quello che sta accadendo in queste settimane a Ballarò può essere l’occasione per iniziare un lavoro serio e duraturo che coinvolga cittadini, associazioni, movimenti, attività economiche e amministrazione. Un percorso culturale, sociale ed economico che chiami a raccolta tutti quanti, oltre le contingenze e le emergenze, da chi governa la città ai suoi cittadini, come si sta tentando di fare in altre zone di Palermo.

"Anima Ballarò" 6 dicembre 2015

“Anima Ballarò″ 6 dicembre 2015

Procede in questa direzione il progetto Sos Ballarò, che raccoglie gli abitanti dell’Albergheria, invitati a prendere parte a tavoli e gruppi di lavoro aperti, e che ha già prodotto a partire dallo scorso 6 dicembre le prime interessanti iniziative con “Anima Ballarò”, in un tentativo di riqualificare le attività commerciali presenti nel mercato storico e nell’antico quartiere. Nella stessa direzione naviga il lavoro della giunta comunale, che ha annunciato l’intenzione di trasformare piazzetta Mediterraneo in uno spazio verde.

Un cambiamento strutturale come quello che dovrebbe interessare Ballarò, non può che avvenire in un orizzonte temporale esteso e non può però nemmeno prescindere da una seria e laica riflessione sugli effetti prodotti dal cieco proibizionismo dell’uso delle droghe leggere, che ha finito per ingrassare il mercato criminale di Cosa nostra.

Aggiungiamo anche che mettersi la coscienza a posto perché ci si limita a invocare il prezioso, anche se insufficiente, lavoro di ordine pubblico e repressione senza fare la propria parte, partendo anche dalla scelta dei consumi di ogni giorno, anche quando si va a bere una birra, significa continuare a perpetrare l’irresponsabile esercizio di delegare ad altri ciò che è anche compito di ciascuno.

Anche in questa area della città stiamo seguendo commercianti che hanno reso collaborazioni significative dopo avere subito danneggiamenti ed estorsioni su cui Procura e forze dell’ordine sono impegnate con il loro lavoro.

Quello che più ci preoccupa e inquieta tuttavia è un interrogativo martellante: quando certe scelte di ribellione diverranno di dominio pubblico e si spegneranno i riflettori di questi mesi, la città si volterà dall’altra parte?

Foto tratte da Ballarò espò

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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