Il Comitato Addiopizzo esprime solidarietà a Nino Di Matteo“Questo è un processo drammatico in cui lo Stato processa se stesso”: così il pm Nino Di Matteo ha iniziato la requisitoria del processo al generale dei carabinieri Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra.

Quel che ora ci domandiamo è: ma uno Stato che processa se stesso di che Popolo deve esser espressione per aver il coraggio di dire se e quanto è stato colpevole? È questo, a nostro avviso, l’interrogativo di fondo che emerge dal cosiddetto processo Mori e da tutte le vicende processuali inerenti alla Trattativa Mafia-Stato.

È questo l’interrogativo che drammaticamente investe la coscienza civica di tutti i cittadini italiani. Siamo cittadini di quale Stato?

Quanto l’opinione pubblica è corresponsabile della rimozione collettiva che ha accompagnato i primi anni di vita della cosiddetta seconda Repubblica? Quanta falsa coscienza, quanta “voglia di mafia” fa da sfondo sociale al successo economico di uomini come Aiello o alle fortune politiche di un Dell’Utri?

Quanto certi apparati statali (semplicisticamente definiti deviati) hanno garantito l’integrità e la continuità del sistema di potere mafioso durante i passaggi politici e istituzionali più delicati?

A queste e tante altre domande dobbiamo rispondere per capire che Popolo c’è, ci deve essere “dietro e prima” di uno Stato capace di processarsi e di condannarsi per aver mortalmente ferito la Democrazia.

Noi, per il momento, sappiamo solo dire che questo Popolo non deve più chiedere, ma pretendere la Verità. Noi sappiamo che uno Stato del genere ha e deve avere tra gli uomini che rappresentano le sue Istituzioni uomini come Nino Di Matteo, magistrato al quale rinnoviamo tutta la nostra fiducia di cittadini e uomo al quale esprimiamo tutta la nostra stima.

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