Intermittente

Si è appena concluso l’incontro tra l’Ambasciatore degli Stati Uniti, in visita a Palermo, e Addiopizzo. Presso la sede di via Lincoln presente anche il titolare di “Villa Nosa ricevimenti”, imprenditore antiracket che ha offerto un buffet per i presenti.

La visita si è aperta con la passeggiata dell’Ambasciatore, guidata dalla Cooperativa Addiopizzo Travel, tra le strade del centro storico alla scoperta dei luoghi più significativi della storia del movimento antimafia siciliano.

Durante il tour si è cercato di far comprendere come questa realtà di turismo responsabile lavori per distruggere lo stereotipo Sicilia=mafia, dando l’opportunità ai viaggiatori di conoscere un’altra Sicilia.

A conclusione del percorso, l’Ambasciatore ha incontrato l’Associazione Addiopizzo presso la sede di via Lincoln, dove sono state illustrate le attività e le iniziative di Addiopizzo.

In particolar modo è stato sottolineato come, rispetto al passato, si siano create le condizioni per le quali commercianti e imprenditori possano decidere di denunciare senza essere lasciati soli, con limitati rischi sulla propria sicurezza e sull’attività economica che esercitano. E di ciò sono testimoni diretti i tanti, anche se ancora sono un’avanguardia, operatori economici che in questi anni hanno trovato la forza e il coraggio di denunciare.

Esistono, ed è ciò che è stato ribadito, le condizioni per cui si possa investire, anche dall’estero, grazie al lavoro sinergico con forze dell’ordine e magistrati, svolto in questi anni sul territorio siciliano.

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A riguardo e proprio in considerazione delle energie profuse per liberare il mercato dall’oppressione mafiosa, non si può non rappresentare che nell’ambito della realizzazione del Muos, una parte dei lavori sono stati eseguiti da una società, la Calcestruzzi Piazza, che non dispone del certificato antimafia, un fatto oggettivamente rilevante rispetto al quale durante l’incontro con l’Ambasciatore sono state fornite risposte assolutamente evasive.
C’è stata pure un’interrogazione parlamentare a cui però nessuno ha risposto, nonostante la segnalazione della Prefettura di Caltanissetta, perché si riteneva che l’azienda fosse contigua a quello che all’epoca era ritenuto il capo mafia dominante di Niscemi e che da qualche mese è sottoposto al regime carcerario del 41bis. Sì, la Us Navy ha aderito a un protocollo di legalità, fornendo alla Prefettura l’elenco delle ditte che lavorano al Muos, inclusa l’impresa di Piazza. Ma il basamento era stato già realizzato.
La nostra associazione si batte per la legalità, la legalità costituzionale e quindi, quando ne ravvisa la necessità, in quanto parte attiva di una società civile che cerca di vigilare sull’operato dei partiti politici nelle istituzioni, non si sottrae al diritto-dovere di critica. In occasione di questo importantissimo incontro, in quanto unici esponenti della società civile ad aver avuto l’onore di incontrare l’Ambasciatore, oltre al suddetto caso, riteniamo che sia necessario porre all’attenzione dell’opinione pubblica un altro fatto, ben più significativo:
gli articoli 80 e 87 della Costituzione impongono le discussioni parlamentari in relazione alle questioni di diritto internazionale, come nel caso del Muos, strumento militare non della Nato, ma ad uso esclusivo dell’esercito statunitense in territorio italiano. Il Parlamento non si è ancora pronunciato, ma i lavori sono stati sostanzialmente terminati, ricorrendo anche a imprese opache, all’interno di una riserva naturale, protetta da normative europee, nazionali e regionali, vicino a comunità che sarebbero investite da onde elettromagnetiche sulla nocività delle quali la comunità scientifica non ha espresso ancora un giudizio ampiamente condiviso.
In un’occasione come questa, più unica che rara, poteva un’associazione come la nostra, che si sforza di combattere la mafia con le pratiche e la cultura dei beni comuni, tacere tutto ciò?

Approfondisci

Un’azienda in odore di Cosa Nostra nel cantiere dell’antenna americana, l’Espresso, 31/10/2011

Niscemi, la mafia e il Muos, Antonio Mazzeo Blog, 19/11/2013

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