agueci“Dove c’è l’azione corale dello stato, le vittime trovano più forza per reagire” – Intervista a Leonardo Agueci

Fonte: Giornale di Sicilia, 06/01/2015

“L’imposizione del pizzo è ancora fortemente diffusa e ignora i confini geografici, ma il procuratore aggiunto Leonardo Agueci – che è tornato a dirigere una parte della Dda, dopo aver guidato l’ufficio nella transizione tra Francesco Messineo e Francesco Lo Voi – non ha dubbi: «Il fenomeno è in regressione, ma serve ancora l’impegno di tutti».”

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La notizia del ritrovamento di un pizzino dove risultavano annotati i nomi di diversi commercianti del salotto della città, è stata data dalla stampa diversi mesi fa e, in particolare, lo scorso febbraio da la Repubblica.

In quell’occasione Addiopizzo si era già espresso e ora è ritornato a farlo sulle pagine del Giornale di Sicilia.

L’argomento pizzo nel tessuto commerciale della «Palermo bene», sollevato da Confindustria Palermo, sta innescando un caloroso dibattito. Gli industriali hanno puntato il dito sulla zona elegante della città, partendo dal fatto che su una lista – ritrovata casualmente dai carabinieri a seguito di un controllo di routine – di venti esercenti, tutti ascoltati dagli inquirenti, soltanto uno ha ammesso di aver pagato.

All’inizio dell’anno sulla questione c’era stato l’intervento di AddioPizzo, che aveva preso posizione. Ieri il Comitato, con il presidente dell’associazione, Daniele Marannano, è tornato sull’argomento: «Che il 90 per cento degli esercizi commerciali del “salotto bene” paghi il pizzo è molto inverosimile – afferma Marannano -. Le ragioni sono oramai note ed evidenti e legate agli effetti straordinari dall’azione repressiva di magistrati e forze dell’ordine, alla sinergia creata tra questi apparati e diverse associazioni, quindi ad un rinnovato contesto sociale e, infine, ma non perché meno importante, alla grave crisi economica che rende indisponibili molti imprenditori e commercianti a farsi carico di sostenere qualsiasi balzello indebito e mafioso».

Però il riferimento di Confindustria è riferito ad un’indagine precisa, su una ventina di commercianti ascoltati dagli inquirenti. «Altra cosa è sostenere – dato quest’altro sicuramente reale che emerge dalle evidenze investigative e processuali degli ultimi tempi – che la maggior parte dei commercianti convocati (alcuni di questi titolari di boutique di prestigio) nei mesi scorsi dagli organi investigativi, per confermare dei fatti estorsivi accertati ai loro danni e che operano in una parte del mandamento di Porta Nuova, non abbia fornito una collaborazione chiara e completa, assumendo addirittura in alcuni casi atteggiamenti gravemente reticenti».”

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