Il Comitato Addiopizzo, che promuove il consumo critico a favore di chi non paga il pizzo, invita a una riflessione. Gli 8.500 sottoscrittori del “Manifesto del cittadino/consumatore” hanno firmato sollecitando “tutte le forze politiche a un concreto impegno e a una maggiore sensibilità verso le problematiche attinenti al racket delle estorsioni”. Assistiamo ad assoluzioni e condanne di uomini politici, fiancheggiatori di Cosa Nostra, come nel caso dell’ex assessore al comune di Palermo, Mimmo Miceli, recentemente condannato, nel silenzio del sindaco Cammarata e di chi sindaco vorrebbe diventare. Siamo testimoni dell’elezione a capogruppo di An all’Ars di Salvino Caputo, all’indomani del rinvio a giudizio per falsa testimonianza nel processo al presidente Cuffaro (avrebbe tentato di convincere il suo ex socio, Nino Zanghì, a consigliare il silenzio al suo cliente, Salvatore Aragona). Notiamo che un deputato dei Ds, Vladimiro Crisafulli, siede in Parlamento dopo che la sua posizione è stata archiviata dai giudici. Intercettazioni l’avevano trovato a colloquio con il boss di Enna, Raffaele Bevilacqua. Ma non c’è solo la politica a dare il cattivo esempio.
Da poco, infatti, è stato eletto alla presidenza della camera penale “Conca d’oro”, della provincia di Palermo, Salvo Priola, prosciolto per assenza di prove sufficienti, ma su cui pesanti sospetti sono stati raccolti dai giudici in un dossier inviato all’ordine degli avvocati, che non ne ha tenuto conto, ignorando il suo stesso codice deontologico. La Camera di commercio di Palermo, continua ad annoverare come vicepresidente Giuseppe Albanese, già condannato per favoreggiamento, in quanto negò, anche di fronte l’evidenza, di aver pagato il pizzo. Tacere su questi casi e su tutti quelli che un’informazione vigile potrebbe porre all’attenzione dell’opinione pubblica, equivale a isolare magistratura e forze dell’ordine. Nel 1989, Paolo Borsellino, in risposta alla domanda di uno studente che gli chiedeva se si sentisse protetto dallo Stato, rispondeva: “Io non mi sento protetto da uno Stato che delega completamente alla Magistratura e alla forze dell’ordine la lotta alla mafia, perché quando avviene questo, nella testa della criminalità, passa il messaggio che, eliminati questi ostacoli, si eliminano tutti i loro problemi”.

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