Il 29 giugno di otto anni fa Palermo, al suo risveglio, lesse per la prima volta:
UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO E’ UN POPOLO SENZA DIGNITA’.

un_intero_popoloEra scritto su centinaia e centinaia di adesivi listati a lutto, sparpagliati lungo le vie del centro, nel salotto buono della città, attaccati durante la notte da Ugo Forello, Francesco Calabrese – che di lì a poco sarebbe andato a lavorare a Milano - e da Vittorio Greco, che quella frase l’aveva pensata.
Un’azione semplice, frutto di un’intuizione fulminante – la frase -  e di diverse settimane di discussioni, che in misura e in modo differente coinvolsero: Daniele Briguglia e Andrea Clemente – anche loro partiti dopo un po’ per andare a lavorare altrove – Raffaele Genova, Laura Nocilla, Maurizio Mangiola – il nostro primo e più fedele supporter -, Francesco, Vittorio ed Ugo.

Non dimenticheremo mai quel mattino. Vittorio fu svegliato da una telefonata di Ugo, concitato tanto da rendere la sua voce irriconoscibile:
- “Accendi subito la televisione!”.
- “Ma chi sei?”, rispose Vittorio.
- “Accendi subito la televisione! Accendi subito la televisione!”.
Dopo averlo riconosciuto, Vittorio accese la tv e, a bocca aperta, pensò: “Minchia, e ora che succede?”.
Il resto, bene o male, è storia nota. Oggi, però, si impongono alcune considerazioni.
Perché quell’azione destò tanto scalpore da conquistare l’apertura di tutti i tg regionali e da indurre il Prefetto a convocare d’urgenza il Comitato per la sicurezza pubblica? Si è detto che infrangemmo un tabù: di pizzo allora non si parlava. È vero, ma crediamo che, invece di “tabù”, esiste un termine che aiuta a comprendere più a fondo: omertà.
Addiopizzo negli anni è diventato un movimento complesso: qui non è possibile fare un punto della sua esperienza, una sintesi delle sue peculiarità. Dopo quella mattina, il veloce e profondo coinvolgimento di diverse decine di persone (non facciamo nomi per non far torto a nessuno) ha dato vita a un movimento sociale che ha un significato e un valore che vanno ben al di là delle biografie di chi con grande generosità lo anima giorno per giorno da anni.
Non è sufficiente ricordare che Addiopizzo ha reinventato l’antiracket, riuscendo così a facilitare la collaborazione con le forze dell’ordine di centinaia di operatori commerciali, con tanto di denunce e processi. Addiopizzo viene coinvolta e partecipa al Pride e a importanti incontri organizzati dalla Curia; Addiopizzo riceve gli ambasciatori di Germania e Gran Bretagna e viene ricevuto dal Presidente della Repubblica; collabora con centinaia di scuole di ogni quartiere e riceve presso la sua sede visite da tutto il mondo, studenti, ricercatori, turisti, scout; lavora sul territorio e discute con il mondo delle professioni; favorisce il recupero dei parchi urbani e discute con e nell’opinione pubblica circa la distinzione tra responsabilità penale e responsabilità sociopolitica dei pubblici poteri; parla di qualità del consenso, della responsabilità della classe dirigente e di quella individuale.
Come sia possibile una tale poliedricità alle volte non è ben chiaro, nemmeno ad Addiopizzo stesso, che forse per questo motivo alle volte appare un po’ incoerente, in difetto su alcune questioni, lento nel metabolizzarne alcune e troppo puntiglioso su altre.
Poiché il movimento, già da alcuni anni, è andato ben al di là di quello che è stato ed è il contributo dei suoi stessi fondatori, crediamo di aver ormai guadagnato quella distanza necessaria per esprimere un parere ponderato. Personalmente riteniamo che una delle chiavi del successo (e dei margini di miglioramento) di Addiopizzo sia rintracciabile nel suo modo di agire. Crediamo che questo nostro movimento sia riuscito a fare passare, poco alla volta ma in modo profondo, un principio: i codici culturali devono esser traducibili in codici comportamentali, individuali e collettivi.
Cosa significa dignità? Cosa significano termini come onore, rispetto, amicizia, famiglia? Cosa significa popolo? Cosa significa sovranità popolare?
Misurandosi con questioni del genere Addiopizzo ha dispiegato un ricco ventaglio di prassi in-formate da strategie e tattiche più o meno efficaci. Per riuscire a far ciò si misura costantemente con una camaleontica bestia: l’omertà. Ogni volta che credi di averla messa a fuoco, cambia e si va a celare in altri ambienti.
L’omertà che celava il pizzo nel 2004 non è quella di oggi. Ma non puoi mai sapere dove potresti ritrovartela, a Palermo come nel resto d’Italia. Più la lotta alle mafie si fa efficace, più l’omertà si rende sottile e raffinata, quasi irriconoscibile.
Cosa nostra e il sistema dei poteri mafiosi cominciano ad affermare il loro potere pervertendo il significato dei termini. Cosa nostra e i poteri mafiosi sono segreti, ma devono pure rendersi riconoscibili. Riescono a conciliare queste due opposte esigenze pervertendo il linguaggio. Il primo furto che fanno è quello dei significati: la prevaricazione violenta viene chiamata capacità di farsi rispettare, ad esempio.
Addiopizzo ha cominciato mettendo a nudo questo meccanismo. Quegli adesivi di otto anni fa domandavano all’amor proprio dei palermitani: cosa significa veramente dignità? Di più, lo domandavano al popolo, e facendolo si rendevano parte dello stesso soggetto a cui si rivolgevano. Cosa significa essere un popolo?
Ancora oggi Addiopizzo prova a rispondere a quest’ultima domanda. Ogni azione che prova a dispiegare è un tentativo di risposta a questa questione. La risposta è sempre circoscritta, opinabile, perfettibile, da ridefinire continuamente, ma l’ostacolo più insidioso è sempre lo stesso: l’omertà. Quali sono oggi i codici culturali che celano l’omertà? A quali silenziosi poteri sono funzionali questi codici culturali? Come decodificare questi codici?
La risposta verso la quale Addiopizzo ci sembra in cammino è un emergente paradigma di ricerca/azione: contro Cosa nostra serve Res Publica, resa sicura da una solida democrazia. Una forma nuova di Res Publica che arricchirebbe la nostra democrazia e fortificherebbe molto la lotta alle mafie sono i Beni Comuni.
Gli otto anni di Addiopizzo cadono in un frangente storico molto significativo, sotto molteplici aspetti. Ci limitiamo a ricordare che sono vent’anni che aspettiamo la verità sul ’92-’93. E molte altre cose potrebbero essere dette: ma vogliamo fermarci qui, soddisfatti di aver condiviso con tanta gente onesta e laboriosa questo importante e fruttuoso percorso.

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