15 settembre 1993. A Palermo, nel quartiere Brancaccio, ucciso il parroco Giuseppe Puglisi.

Era impegnato in un’opera di educazione dei giovani del quartiere e di miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti.
Condannati come mandanti i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano e come esecutore Salvatore Grigoli, successivamente colleboratore di giustizia.

puglisiLe nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno [...] per fornire altri modelli, soprattutto ai giovani e cercare di smuovere le acque. In questa prospettiva ha senso anche premere sulle autorità amministrative perché facciano il loro dovere, tentare di coinvolgere il maggior numero di persone in una protesta per i diritti civili.
Ma non dobbiamo illuderci: da soli non saremo noi a trasformare Brancaccio. [...] dato che non c’è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa e se ognuno fa qualche cosa allora si può fare molto.

 

fonte CSD G. Impastato

 


A 25 anni dalla morte di 3P vogliamo ricordare la sua perseveranza nel combattere il male con i più efficaci mezzi che erano a sua disposizione: la cultura, l’amore, l’apertura, il dialogo.

Sarebbe bello se il suo esempio e il suo operato fossero portati avanti sempre, e non solo il 15 settembre di ogni anno. Con comportamenti quotidiani, con azioni che vadano sempre nella direzione del bene e non dell’asservimento – anche con piccoli gesti – al potere mafioso.
Il vile atto di cui è stato vittima Padre Puglisi è l’esempio più chiaro di quanto le sue parole abbiano colpito in profondità gli uomini di mafia, di come abbiano fatto paura i possibili effetti delle sue azioni e di quanto i suoi gesti avessero un enorme potere.

Padre Puglisi ha sempre sottolineato che la mafia è in antitesi con l’essere credente e ci auguriamo che queste sue parole rimangano sempre scolpite nelle coscienze di ognuno: “il Vangelo non è compatibile con la mafia, in nessuna sua forma”.

Il voto di scambio uccide le coscienze“. Lo scrisse su uno striscione Padre Puglisi in occasione di un corteo antimafia.
Si espresse, infatti, anche in merito all’importanza del voto, libero, e non venduto, scambiato. Soprattutto nelle periferie e nelle borgate, dove la fragilità della Cosa pubblica spalanca spazi d’azione a Cosa nostra, si perpetua ancora oggi questo diabolico patto tra esponenti della classe dirigente e mafiosi, per corrodere alla radice la coscienza degli uomini e dei cittadini, e poter così arrivare dentro le istituzioni, usate come centri di potere al servizio di opachi affari, sodali, clientele e gruppi criminali. 
In una terra come la nostra, tutto è intriso di tutto, tutto ricade nel tutto, è giusto che anche un argomento politico come quello del voto, venga messo in luce da un prete, che ne riconosceva il valore. 

 

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