10 Marzo 1948. Scompare Placido Rizzotto, partigiano, socialista, segretario della Camera del Lavoro e dirigente delle lotte contadine.
I suoi resti saranno recuperati dopo 64 anni nella foiba di Rocca Busambra.

placido rizzotto quadroIl 30 dicembre 1952 la Corte d’Assise di Palermo pronunciò la sentenza di assoluzione nei confronti di tre personaggi-chiave del gotha mafioso di Corleone - Luciano Leggio, Pasquale Criscione e Vincenzo Collura – accusati di avere assassinato la sera del 10 marzo 1948 il sindacalista Placido Rizzotto.
Poche righe, dattiloscritte su un foglio di carta e lette ad alta voce dal presidente Gionfrida, che vanificavano mesi di difficili indagini, condotte dal capitato Carlo Alberto Dalla Chiesa.
L’assoluzione venne confermata anche dalla sentenza di appello dell’11 luglio 1959, che divenne definitiva il 26 maggio 1961, quando fu respinto il ricorso in Cassazione, proposto dal pubblico ministero.

Dopo 13 anni, dunque, per i giudici di Palermo l’unica certezza era la scomparsa di Placido Rizzotto. Invece, il sequestro, l’assassinio, il ritrovamento dei suoi resti in una foiba di Rocca Busambra, il loro riconoscimento da parte dei familiari, le iniziali confessioni di Criscione e Collura, rimasero solo labili indizi, insufficienti per condannare i colpevoli.
Per Liggio, questa sentenza rappresentò il collaudo del geniale metodo della “lupara bianca”, che i corleonesi avrebbero continuato ad applicare anche in futuro. Occultando il cadavere della persona uccisa, infatti, diventa impossibile dimostrare l’omicidio.

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