votiCome dopo na sucata ri babbaluci, le parole come gusci vuoti, feticcio per il marketing politico: legalità, sviluppo, lavoro, perbene, sogno, siciliano, rivoluzione, dignità, autonomia, onestà, serietà, competenza, riforme, indipendenza, sud, esperienza, serietà etc. etc.

Ciò che resta di significativo e vero nella comunicazione dei politici siciliani è involontario o implicito. Come a dire: “Alla Regione ci siamo già mangiato tutto, ora ci facciamo fuori il significato di ciò che diciamo. E ci mettiamo pure la faccia!” . Sempre le stesse facce, i volti nuovi sono solo i neo arruolati delle solite armate.

Nessuno prende più sul serio ciò che scrivono sotto le loro gigantografie elettorali, in fin dei conti lo sanno pure loro. La loro immagine ci sovrasta per segnalare le forze in campo, per darci un’idea del peso dei diversi signori della guerra elettorale. I signori si contendono le risorse e i territori per i loro feudi. Come a dire: “Gente! Guardate la forza mia e delle mie armate, venite alle mie adunate e vedrete”. Le chiamano convention, ma servono solo per contarsi, per dimostrare al signore la capacità di saper arruolare e muovere i soldati. Lì si gridano le parole d’ordine, ma ciò che conta non è, appunto, il significato di quel che si dice, ma l’adunata stessa e l’urlo guerriero che deve dare il coraggio per andare in battaglia. I soldati sanno che in tempo di carestia il bottino – anche in caso di strepitosa vittoria – sarà magro. Solo i migliori tra i migliori potranno contare sulle regalie che potrà fare il signore vincitore: la chiamano meritocrazia.

Il popolo, sgomento e disorientato, deve scegliere da che parte stare: chi non si ritroverà alla corte del vincitore dovrà penare più di quanto non toccherà a tutti gli altri, che almeno potranno coltivare la speranza – più o meno infondata – di aver lasciato gli avanzi dei quotidiani banchetti che si terranno nel più antico parlamento d’Europa: e la chiamano democrazia.

Ma dov’è il sovrano? Perché non viene e sceglie lui chi deve amministrare? È saggio e colto, ma sa parlare con semplicità, sceglie con criterio persone oneste, laboriose, leali, competenti. Un dubbio ci assale però: come scelse i signori che adesso lo hanno scalzato? Peccò di ingenuità o si rese complice fin quando il gioco non gli sfuggì di mano? Eppure non ci resta che sperare in lui, nel suo ritorno. Il sovrano s’è perso. Il sovrano è lontano, confuso e solo.

Nella silenziosa attesa del suo ritorno non ci resta che votare persone che non sono mai state deputati regionali, che per la campagna elettorale spendono poco e in modo trasparente, che senza vanità sappiano illustrare un metodo e un programma di governo. Quanti saranno i candidati del genere? Pochini. E allora uno che fa? Guarda, guarda quanti babbaluci! I patti per voto di scambio del resto meritano un banchetto, no? Da un lato l’omertà a difesa di osceni patti politico-mafiosi, dall’altro bulimia mediatica. E soldi, tanti soldi. Per gli attacchini, le hostess, le cene, le convention, la pubblicità, gli aperitivi, e gli stendardi, pardon i manifesti. Per tutto, ma non per lo scambio elettorale con i panzoni elettorali: gente di parola e di rispetto, basta la promessa e la stretta di mano. Loro sì che poi sanno chieder conto di quanto promesso. Noi persone comuni non possiamo chiedere credibili visioni strategiche socio-economiche, ma possiamo solo puntualizzare quali sono gli impegni imprescindibili affinché possa esser preso in considerazione la possibilità di votare un deputato uscente:

  1. Abolire il finanziamento dei gruppi parlamentari
  2. Ridurre a 50 il numero dei componenti dell’Assemblea regionale siciliana
  3. Dimezzare il compenso dei deputati
  4. Pressare il proprio partito e i colleghi del Parlamento nazionale affinché venga modificato il 416 ter: i patti elettorali con i mafiosi non si sanciscono con il denaro ma con una stretta di mano e svariate utilità (lavoro, favori, pressioni, mediazioni illecite, etc.)
  5. Fare sparire dai pressi dei seggi elettorali tutti quei personaggi che minano la serenità della scelta e la segretezza del voto

Sapranno credibilmente impegnarsi per questi obiettivi minimi?

Un segnale molto eloquente e incoraggiante potrebbero ancora darlo: anticipare di tre giorni il silenzio elettorale. Ci donino un po’ di silenzio per farci ragionare meglio, per confrontarci, per capire quali altri criteri scegliere per votare. Ci diano motivi per votare e un gesto simbolico (tre giorni di silenzio) per rigenerare un minimo di fiducia. Il frangente storico è delicatissimo, abbiamo bisogno stare in silenzio e soli, come quando ci si assume la responsabilità di una scelta sovrana.

Comitato Addiopizzo

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