29 luglio 1983. A Palermo, in via Pipitone Federico, un’autobomba uccide il consigliere istruttore Rocco Chinnici, gli uomini di scorta Salvatore Bartolotta e Mario Trapassi e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi.

Chinnici aveva avviato il pool antimafia e aveva avuto un ruolo decisivo nella strategia giudiziaria fondata sul coordinamento dei magistrati impegnati in inchieste sulla mafia, considerata come un fenomeno unitario.

La strage sarebbe stata voluta da Nino e Ignazio Salvo, i potenti esattori di Salemi su cui Chinnici indagava.
I cugini Nino e Ignazio Salvo per molti anni hanno gestito le esattorie in Sicilia e in altre regioni, praticando un aggio (compenso) altissimo: il 10% mentre l’aliquota media sul territorio nazionale era del 3,3%. Con questi profitti hanno fondato un vero e proprio impero economico-finanziario, che comprendeva banche, società finanziarie, aziende agricole, imprese di costruzione, società alberghiere, di assicurazione, informatica e servizi.

I collegamenti con la mafia risultano fin dagli anni ’60 e Ignazio Salvo è stato processato e condannato nel maxiprocesso di Palermo.

Fonte: C.S.D. “Giuseppe Impastato”

“La mafia uccide ancora, assassinati a Palermo un giudice e tre persone”: titolava così l’edizione del Tgr Sicilia di 33 anni fa.

Chinnici_TGR

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