Nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci una fitta serie di iniziative, nel rispetto delle norme anti Covid. La giornata inizierà al porto, punto di ritrovo degli studenti di tutta la Sicilia, e proseguirà nell’aula bunker del carcere Ucciardone. 

billedePiazza Magione, nel cuore della Kalsa dove sono cresciuti i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che nelle scorse edizioni era lo scenario di una grande festa della memoria per gli studenti, quest’anno ospiterà le due gigantografie dei giudici.

Altro luogo della memoria sarà il giardino Quarto Savona Quindici, animato da una serie di iniziative in cui i protagonisti saranno gli studenti di vari istituti superiori palermitani. 

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L’edizione 2021 del 23 maggio, inoltre, sarà caratterizzata da una forte presenza social e da due campagne lanciate sulle pagine Facebook e Instagram della Fondazione Falcone.

Con gli hashtag #dicosasiamoCapaci, #23maggio e #PalermoChiamaItalia i social diventano il palcoscenico in cui vengono rappresentate le “storie di ordinario bene”, i gesti Capaci “che sono al centro della nostra narrazione di questo 23 maggio”.


Anche noi abbiamo aderito all’iniziativa #dicosasiamoCapaci per la serie “Lotta al racket”

Questa è una storia lunga quasi 30 anni. La storia di una ribellione individuale che diventa rivolta collettiva. Un uomo coraggioso, l’imprenditore Libero Grassi, dice no al racket. “Non mi piace pagare. È una rinuncia alla mia dignità d’imprenditore”, scrive sul giornale il 10 gennaio 1991. Una scelta fatta in solitudine che gli costerà la vita. La mafia lo uccide il 29 agosto del 1991. A raccontarci chi è stato è suo nipote Alfredo Chiodi.
Anni dopo, nel 2004, Palermo si sveglia tappezzata da adesivi listati a lutto. C’è scritto “UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO È UN POPOLO SENZA DIGNITÀ”. Nessuno sa chi li abbia fatti, poi gli autori vengono fuori: 7 ragazzi poco più che trentenni. “La nostra pratica è un piccolo e fragile segno di implicita resistenza”, spiegheranno ai giornali. È la svolta. Nasce il 
Comitato Addiopizzo.
La lotta al racket, da atto eroico e solitario, diventa gesto collettivo, battaglia di tutti. E’ il tempo del consumo critico, della responsabilizzazione dei cittadini che scelgono di comprare da chi non paga il pizzo, dell’assistenza alle vittime, della rete con gli inquirenti. Da quel 2004 sembra passato un secolo. Ora la denuncia è possibile, non serve essere eroi. Ce lo raccontano Giovanni Sala e Antonio Cottone, due imprenditori che, a differenza di Libero Grassi, non sono rimasti soli. E hanno scelto di dire no.