Il 24 novembre del 2009 Lea Garofalo perdeva la vita per mano dell’ex compagno e padre di sua figlia Carlo Cosco, e dei suoi complici. L’uomo era affiliato alla ‘Ndrangheta.

lea-garofaloSorella di Floriano Garofalo, boss di Petilia Policastro (KR), Lea aveva usufruito tra il 2002 e il 2006 del programma di protezione per aver testimoniato al processo contro la famiglia Cosco; l’ex compagno, Carlo Cosco, era infatti coinvolto nella faida conclusasi con l’assassinio del fratello Floriano. Terminato questo periodo, la protezione era stata sospesa perché la donna non era più considerata un soggetto a rischio.

Per tutta la vita Lea Garofalo si è opposta all’ambiente mafioso dal quale proveniva, immaginando e desiderando per lei e la figlia Denise un futuro diverso. Quel giorno di novembre si erano recate insieme a Milano, Cosco le aveva invitate col pretesto di discutere del futuro della ragazza, allora diciottenne. Dopo un primo tentativo di rapimento, ordito dall’uomo e sventato solo dall’intervento della figlia Denise nei mesi precedenti, il piano omicida di Cosco giunge a compimento. Approfittando della momentanea assenza della figlia, conduce l’ex compagna in un appartamento prestato da un complice e la uccide, facendo occultare il cadavere. Sarà Denise a dare l’allarme, preoccupata dalla sparizione della madre e consapevole dei rischi ai quali era esposta.

Dopo anni di indagini, nel 2014 la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha condannato in via definitiva Carlo Cosco, Massimo Sabatino, Vito Cosco «Sergio», Carmine Venturino e Rosario Curcio, ma l’aggravante mafiosa non è stata formalmente riconosciuta benchè non si contesti l’ambiente mafioso nel quale è maturato il femminicidio.