Terranova25 settembre 1979. Il giudice Cesare Terranova viene colpito in un agguato mortale sotto la propria abitazione. Terranova rimane vittima di un’autentica tempesta di fuoco. Muore con lui anche il suo fedele accompagnatore, il maresciallo Lenin Mancuso.

Quello del giudice Terranova è uno dei primi di una lunga e luttuosa serie di “delitti eccellenti”, come verranno in seguito chiamati gli omicidi perpetrati ai danni di uomini delle istituzioni, che funesteranno la storia della Sicilia sino ai primi anni Novanta.

Nel corso degli anni Sessanta, Terranova è stato un autentico osso duro per molti mafiosi, avendo istruito i principali processi contro di loro. In un’epoca di vivace discussione sull’esistenza della mafia, egli è uno dei più tenaci assertori della tesi dell’esistenza dell’associazione criminale. Eletto al Parlamento nelle liste del Pci, ha fatto parte della Commissione antimafia e, tornato a Palermo, si accinge a ricoprire l’incarico di Consigliere istruttore. Ma la mafia non gliene dà l’opportunità, uccidendolo prima.

saetta25 settembre 1988. Un’altra vittima eccelente cade sotto i colpi dell’oganizzazione mafiosa.  Mentre si trova in auto sulla statale Agrigento- Caltanissetta insieme al figlio Stefano, viene assassinato il giudice Antonino Saetta, uno dei candidati a presiedere la Corte d’appello per il Maxi-processo.
Il delitto provoca una doverosa indignazione in tutto il Paese anche perché a essere vittima della violenza mafiosa, oltre al magistrato, è il figlio Stefano, un ragazzo portatore di handicap che viene punito solo perché testimone involontario di quel massacro.

 

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