Si è concluso in appello uno dei tronconi del processo Reset. Diversi esponenti della cosca del mandamento mafioso di Bagheria sono stati condannati per associazione mafiosa ed estorsione. Alcune delle vittime che avevano denunciato con l’ausilio del nostro movimento erano costituite parte civile con Addiopizzo.

Bagheria-Cosa nostraPiccoli imprenditori che nel corso delle indagini avevamo accompagnato nel percorso di denuncia, dove avevano raccontato fatti utili alla ricostruzione delle estorsioni subite.

In un momento in cui nelle settimane passate sono giunti segnali preoccupanti nella gestione delle carceri da parte del ministero della giustizia, la notizia dell’ulteriore condanna rappresenta un risultato importante e di fiducia.

Gli arresti di forze dell’ordine e magistrati, le denunce e le collaborazioni durante le indagini delle vittime accompagnate da Addiopizzo, le loro testimonianze nel corso del processo e la sentenza di oggi rappresentano uno degli esempi migliori di come si possa lavorare per strada e nelle aule di giustizia e creare le condizioni migliori affinché ci si possa liberare dal fenomeno estorsivo.

Va sottolineato però che a una sempre più incisiva e costante repressione portata avanti da magistrati e forze dell’ordine, non seguono ancora vigorose politiche sociali e sul lavoro, indispensabili per superare fenomeni criminali e mafiosi. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo nelle ultime settimane sta inevitabilmente accentuando le diseguaglianze che già esistevano all’interno delle comunità.

Viviamo, purtroppo, in un contesto dove diritti essenziali come quelli alla casa e al lavoro erano e oggi sono più di prima un miraggio per molti, costretti a vivere in condizioni di degrado e povertà.
È un momento particolarmente difficile dal quale possiamo tirarci fuori se l’emergenza che stiamo vivendo porterà a riporre in primo piano tutele sociali e diritti fondamentali.

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