Gli effetti della pandemia sono al centro della relazione d’inaugurazione dell’anno giudiziario che è stata illustrata dal presidente della Corte d’appello di Palermo Matteo Frasca, nel corso di una cerimonia tenuta pochi giorni fa nell’aula della Corte d’Appello di Palermo.

La pandemia da Covid ha aggravato le condizioni economiche e sociali e ha aperto ampi varchi alle infiltrazioni di Cosa nostra. È quanto emerge dall’analisi del presidente della corte d’appello di Palermo che sottolinea la capacità della mafia di organizzare un welfare parallelo con il quale è stato stimolato un ampio consenso sociale.

tribunale_900x600Sulla stessa linea anche le osservazioni del procuratore Francesco Lo Voi e la relazione del procuratore generale Roberto Scarpinato il quale ha evidenziato le difficoltà di quella che ha chiamato una “illusione repressiva”. “Dell’illusione cioè di poter usare la risposta penale per governare complessi problemi socio-economici, la cui soluzione va invece cercata nella pianificazione e attuazione di politiche di risanamento sociale e di sviluppo che eliminino o riducano a monte le cause sociali che a valle riproducono incessantemente tali forme di illegalità”.

Tutte le misure di contrasto non hanno infatti prodotto gli effetti necessari. Il fatto è, ha detto Frasca, che la mafia mantiene una imponente forza economica con il traffico della droga e il racket delle estorsioni. La struttura organizzativa di Cosa nostra, benché duramente colpita con arresti e condanne, è ancora forte e anzi manifesta una forte capacità di resistenza e di infiltrazione in settori chiave dell’economia e delle istituzioni, specie la sanità.

Poi ha parlato di come la mafia continui ad esercitare il suo “diffuso, penetrante e violento controllo sulle attività economiche, imprenditoriali e sociali del territorio; se negli anni precedenti il dato statistico aveva mostrato qualche cenno di diminuzione va sottolineato che nell’anno in corso le denunce sono state ben 69 con un deciso decremento di quasi il 20 per cento”. Nonostante si siano levate delle voci contrarie all’interno di Cosa nostra, le estorsioni, che costituiscono la tipologia di reato che dà luogo al numero maggiore di misure cautelari nei confronti di ‘uomini d’onore’, continuano ad essere la classica attività delle famiglie mafiose”, anche se “le costanti e pressanti attività cautelari e processuali hanno generato, probabilmente, la più grave crisi mai attraversata nella sua storia dalla Cosa nostra palermitana con riferimento alla mafia territoriale/militare”.

Approfondisci 

Leggi la Relazione sull’amministrazione della Giustizia nel distretto della Corte di Appello di Palermo di Matteo Frasca presidente della Corte

Guarda l’intervento di Roberto Scarpinato
procuratore generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Palermo

fonte RadioRadicale.it