La sentenza di oggi sulle cosche mafiose di San Lorenzo e Resuttana di Palermo ci racconta anche questa volta come ormai esista la concreta possibilità di denunciare e poi proseguire il proprio lavoro nel territorio di origine.

liberazione-in-corso-SNUn risultato importante che pensiamo debba servire da sprone nei confronti di coloro che purtroppo continuano a sottostare alle logiche estorsive di Cosa nostra, ma anche di chi governa e amministra a vario livello il Paese. Gli arresti di forze dell’ordine e magistrati, le denunce e le collaborazioni durante le indagini delle vittime accompagnate da Addiopizzo, le loro testimonianze nel corso del processo e la sentenza di oggi rappresentano uno degli esempi migliori di come si possa lavorare per strada e nelle aule di giustizia e creare le condizioni migliori affinché ci si possa liberare dal fenomeno estorsivo. Operatori economici che hanno recuperato forza e dignità per opporsi a Cosa nostra e che oggi continuano a lavorare dove hanno sempre vissuto, rifuggendo da ribalte pubbliche e mediatiche. Commercianti e imprenditori che nel corso delle indagini avevamo accompagnato al Nucleo Investigativo dei Carabinieri, alla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile e alla Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, dove avevano raccontato fatti utili alla ricostruzione delle estorsioni subite.

Va detto però che a una sempre più incisiva e costante repressione portata avanti da magistrati e forze dell’ordine, non seguono ancora vigorose politiche sociali e sul lavoro fondamentali per superare il fenomeno delle mafie. Viviamo un contesto complesso, dove diritti essenziali come quelli alla casa e al lavoro sono ancora molto limitati, in cui il degrado sociale e la povertà rimangono diffuse.

Per tutto questo, proseguiamo il nostro impegno quotidiano per le strade di Palermo e in provincia. Con i nostri limiti ma con l’energia e l’entusiasmo di quindici anni fa, invitandovi a partecipare a una rete economica libera da condizionamenti mafiosi, a fianco di chi si oppone al racket e insieme a chi, come facciamo da qualche anno, vive situazioni di disagio economico e sociale, per costruire collettivamente una reale prospettiva di cambiamento.

 

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