“Lo Stato dia come diritto ciò che la mafia dà come favore”
Appello al presidente Musumeci e alle commissioni antimafia nazionale e regionale.

“Gentili Presidenti,

Siamo un gruppo di giovani imprenditori e rappresentanti di realtà associative siciliane che hanno scelto di restare nella propria Isola nel tentativo di invertire quell’emorragia che nei decenni ha visto allontanarsi la maggior parte dei propri affetti e legami nonché della migliore forza produttiva siciliana.
Lo abbiamo scelto poco più che bambini, a ridosso dei terribili anni delle stragi di mafia, crescendo immersi in seminari, dibattiti e progetti extra scolastici sulla giustizia e sulla legalità che hanno formato e nutrito la nostra speranza di cambiamento.

Abbiamo scelto di restare e di investire nella nostra terra per dimostrare quanto fosse possibile sconfiggere vecchi sistemi clientelari, appositamente inefficaci, che nella logica del favore e del malsano consenso politico hanno costruito le basi dell’arretratezza e del mancato sviluppo.
Attraverso le nostre piccole imprese e organizzazioni abbiamo assunto centinaia di giovani e meno giovani. Lo abbiamo fatto, provando a declinare in atti concreti la nostra idea di rispetto dei diritti e della legalità, stipulando contratti di lavoro ripagati con sudore, fatica e tanta dignità.

Diritti e legalità, valori che abbiamo in questi anni trasmesso fino allo sfinimento alle migliaia di giovani incontrati a cui abbiamo raccontato un’alternativa possibile. Ora ci sembrano però parole che non trovano riscontro, spazzate via dalla clamorosa inefficienza di una macchina regionale che, in piena fase due dell’emergenza Covid-19, costringe alla fame i nostri e altre decine di migliaia di lavoratori siciliani, ai quali non è in grado di garantire il pagamento della cassa integrazione.

Così il senso dello Stato come garante dei diritti rischia di essere messo in discussione e si apre la strada a ciò che da sempre in Sicilia si spaccia per un’alternativa affidabile e vicina al popolo: la mafia e tutto il suo comparto organizzato.

Sono di queste settimane le preoccupazioni denunciate dalle associazioni e dalla stessa Procura nazionale antimafia circa il rischio concreto che le mafie traggano giovamento dalla pandemia e dalla crisi, acquisendo consenso e manovalanza mediante prestiti a tassi usurai e distribuzione di generi di prima necessità.
È una storia già scritta, che la nostra terra conosce molto bene e che proprio per questo intendiamo arginare, denunciando questi rischi alla commissione Parlamentare Antimafia della nostra regione, affinché vigili e accenda i riflettori sul concreto pericolo di infiltrazione criminale che il vuoto governativo può innescare tra le pieghe dei suoi disastri.

A distanza di sessanta giorni dal lockdown, comunicando di aver processato soltanto il 4% delle pratiche di cassa integrazione ricevute, la Regione Siciliana, incapace di offrire risposte ai lavoratori e alle loro famiglie, consegna di fatto alle mafie la gestione di un bisogno che quest’ultima, come la storia dimostra, è in grado di sfruttare a proprio vantaggio con efficienza e pragmatismo.

È un rischio che conosciamo tutti molto bene. Un rischio che costantemente si trasforma in triste realtà e che ci sentiamo di sintetizzare in un’unica richiesta, perfettamente espressa nelle parole del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa quando disse: “Lo Stato dia come diritto ciò che la mafia dà come favore”.

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