A ventotto anni dalla “Lettera al caro estortore” di Libero Grassi sul Giornale di Sicilia, il quotidiano dedica oggi un ampio spazio a una nostra riflessione, seguita da quattro storie di denuncia.

 

IL TITOLARE DI UNA CAVA AD ALTOFONTE

cava Sala

Quando l’estorsore è un amico d’infanzia e quello successivo un ex compagno di scuola, quando la richiesta di pizzo arriva non in una città, ma in un piccolo centro della provincia come Altofonte, il travaglio per arrivare alla denuncia diventa ancora più sfiancante.
Giovanni Sala e suo fratello che dopo diciassette anni si sono liberati dalle estorsioni.

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I PROPRIETARI DI UNA PIZZERIA

la braciera

“Non siamo eroi, vogliamo lavorare. Mi dispiace che alcuni magari cerchino di cavalcare mediaticamente la loro ribellione al racket, in certi casi pensando di risollevare attività che in realtà sono solo male gestite. Non ci siamo mai sentiti soli grazie al sostegno di Addiopizzo, delle forze dell’ordine e della magistratura.” Antonio, Roberto e Marcello, titolari della pizzeria La Braciera.

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IL COMMERCIANTE NELLA ZONA DEL CIVICO

chiuso per racket

“Ho dovuto chiudere la mia rosticceria perché lentamente, dopo la mia denuncia, ho iniziato a perdere clienti.  Oggi ho un debito pesante sulle spalle, ma almeno dormo tranquillo, so di essere dalla parte giusta. Denunciare non è facile ma certamente oggi ci sono meno rischi di 30 anni fa.”
Il titolare della rosticceria chiusa in zona Pagliarelli.

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IL BENZINAIO DI BORGO VECCHIO

“Nessuno sapeva che pagavo, neanche mia moglie. Mi sentivo un po’ in colpa. Dopo la denuncia, oggi vivo molto meglio, sono sereno e se mai qualcuno dovesse venire a minacciarmi so che lo farà perché sono dall’altra parte, quella giusta. A chi ancora oggi sta pagando il pizzo, dico che davvero si può denunciare e liberarsi una volta per tutte da questo gioco”.
Il titolare del distributore di carburante a Borgo Vecchio.

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