Fonte: la Repubblica

C’è puzza di ‘ndrangheta nella storia denunciata dalla cooperativa Giovani in Vita, che si occupa di gestire i patrimoni che lo Stato ha sottratto ai criminali della provincia reggina. Un tanfo che si sente lontano un miglio e rischia di asfissiare il gruppo di ragazzi che da mesi faticano in attesa dei raccolti di gennaio e febbraio. Hanno resistito a tutto, negli anni. Sono andati avanti quando sono arrivate le minacce. Hanno continuato a lavorare quando gli hanno tagliato gli alberi e rubato i trattori. Ora però devono affrontare una strategia mafiosa tutta nuova. Nuova e, se possibile, ancora più subdola. Lo definiscono uno «stillicidio di azioni, tendenti a fare terra bruciata intorno alla cooperativa, tanto da creare serie difficoltà nello svolgimento del lavoro».

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